domenica 12 gennaio 2014

Autosvezzamento visto dagli occhi di una bambina: Anastasia racconta:-))

Ciao a tutti! Mi chiamo Anastasia. Ho 23 mesi e so fare tante cose! Ad esempio so stare seduta durante tutto il pasto, anche se a volte non mi va perché non ho fame (succede raramente che io non abbia fame ma  capita). So riconoscere molti cibi e ho imparato i loro nomi, quasi tutti in due lingue (perché la mamma mi parla con una lingua diversa da quella di papà). So usare la forchetta e il cucchiaio, anche se spesso mi aiuto con le mani, perché sono per me ancora il miglior strumento che posso usare per mangiare... Sono capace di aiutare la mamma ad apparecchiare e a sparecchiare, mi impegno molto e raramente rompo un piatto o un bicchiere. Ma capita, deve capitare...! Altrimenti come faccio a capire che bisogna stare attenti quando tengo in mano cose fragili? Ultimamente - e ne vado molto fiera - ho imparato a sbucciare un mandarino... Non sapevo fosse così semplice, ma basta impegnarsi un po' e alla fine ci si riesce! Come vedete so fare moltissime cose, ma non tutte adesso mi vengono in mente.

Vorrei raccontarvi  come sono arrivata a saper fare tutto questo, come ho cominciato ad imparare quale è stato il mio percorso fino ad oggi.
Dobbiamo tornare indietro di diversi mesi: all'epoca ero molto piccolina, avevo all'incirca cinque mesi e mezzo. E non sapevo nulla sul cibo "da grandi", conoscevo solamente il mio latte. Sentivo i miei genitori parlare di cibo, di dover rivedere la loro alimentazione in vista dello svezzamento (loro lo chiamano autosvezzamento). La mamma diceva che devono cercare di mangiare più sano e vario possibile, così ci guadagnamo tutti in termini di salute. Limitare il sale, evitare gli zuccheri e i junk food (cibo spazzatura). Nessun grosso sacrificio visto che la loro alimentazione già non era male.
La mamma e il papà mi mettevano seduta a tavola insieme a loro da un po', praticamente da quando ero capace di stare seduta da sola e senza aiuto. Mi facevano partecipare ai pasti, guardare e osservare... Ero contenta di stare in loro compagnia e come tutti i bambini ero molto curiosa di capire cosa stavano facendo! Avevano dei dischi con sopra delle cose che alzavano in bocca, poi quelle cose sparivano, per sempre. Mi veniva in mente il mio gioco di portare in bocca tutto quello che trovavo: i miei giocattoli. Io però non li facevo sparire, almeno non dentro di me... Non riuscivo a comprendere! Ero incuriosita ma anche un po' indecisa a tirare fuori la mano e far capire che anch'io volevo provare.... Li seguivo con lo sguardo e non so perché mi veniva l'acquolina in bocca... Ma mi trattenevo ancora. E loro mi guardavano sorridenti, evidentemente soddisfatti di ciò che stavano facendo.

Ci ho pensato tanto e finalmente ho deciso: è arrivato il mio momento! Anch'io voglio far sparire qualcosa dentro di me! Di solito stavo a casa solo con la mamma ma quel giorno in casa c'era anche il papà. "Meglio, così potrà anche lui assistere a questo avvenimento importante", ho pensato! La mamma ha portato a tavola una cosa stranissima: erano dei fili molto molto lunghi, sembravano dei lacci per le scarpe. Loro li chiamavano: tagliatelle. Ho allungato un braccio verso il piatto di papà. Lui ha capito subito cosa volevo (caro papà!), ha guardato la mamma e poi ha messo sul vassoio della mia sedia un po' di roba che aveva sul piatto. Era generoso: mi ha ceduto due dei suoi "lacci". Mi sono buttata senza pensarci due volte: ho afferrato tutto e ho messo in bocca, proprio come facevano loro... 

Wow! Che sensazione strana in bocca, completamente nuova! Finalmente una cosa che ha un buon sapore ed è anche morbida; fino ad ora (a parte il latte) ho conosciuto solo il gusto dei giochi che sapevano di gomma, di stoffa o di legno... Insomma non proprio gradevoli al palato. Invece queste tagliatelle sono davvero buone! Mi sono piaciute talmente tanto che ho riempito tutta la bocca... Forse troppo, ma ormai era tardi per tornare indietro! Mi sono venuti i conati di vomito e ho visto il papà che con la faccia spaventata ha cercato di ficcarmi le dita in bocca per aiutarmi a buttare fuori il cibo. La mamma lo ha subito sgridato; gli ha detto di lasciarmi fare da sola, che quello che mi stava succedendo si chiama il riflesso faringeo e devo imparare a gestirlo da sola... Lei sembrava tranquilla ma ho percepito un po' di spavento anche in lei. Io invece non mi sono impaurita; dopo qualche conato sono riuscita a buttare fuori l'eccesso di cibo ed era tornato tutto a posto. La stessa cosa mi è successa di nuovo un paio di volte ma ho imparato che devo solo stare attenta alle quantità di cibo che metto in bocca... A questo punto mi sento di dare un consiglio: fate come i miei genitori! Cercate nella vostra zona un corso di disostruzione pediatrica, li organizza la Croce Rossa Italiana. Partecipate! È breve e può salvare la vita... Vale non solo per i genitori che hanno paura che il loro bambino si strozzi ma può essere utile a tutti... Fine digressione;-))

Insomma, questa è stata la mia prima volta:-))) Successivamente ho assaggiato tante cose; inizialmente prima di assaggiare i cibi solidi prendevo il mio solito latte, che per un po' è rimasto la principale fonte di nutrimento. I cibi solidi sono rimasti complementari al latte ancora per diversi mesi, fino a quando in modo del tutto naturale (nemmeno io mi ricordo come) ho iniziato preferire altri alimenti al latte... Oggi lo bevo solo alla mattina (la mamma mi dà solo latte vegetale).

Inizialmente la mamma mi metteva i pezzi di cibo direttamente sul mio vassoio o sul tavolo. Erano tagliati in modo da facilitarmi la presa: a tocchetti o strisce lunghe... Insomma le forme più comode per imparare a prenderle. Importante era anche la grandezza; la mamma di solito lasciava i pezzi grossi, facili da afferrare e poi io da sola strappavo con le gengive i bocconcini più piccoli. Voglio sottolineare una cosa: fino all'età di dieci mesi e mezzo non ho avuto nemmeno un dente, nonostante ciò riuscivo a mangiare lo stesso quasi tutto. Mi piaceva tantissimo pasticciare con il cibo, giocare con le mani, toccare per conoscere le consistenze e i sapori... Quanti ce n'erano! Più morbidi, più duri, lisci, ruvidi e di diversi colori. Quelli che riuscivo a farci un buco in mezzo, quelli che si spappolavano tutti, quelli che non cambiavano forma neanche sbattendoci con un pugno... Era molto divertente sperimentare! All'inizio prendevo il cibo con una mano; devo dire che non era facile né afferrarlo né portarlo alla bocca. Ma pian piano, facendo pratica, sono diventata sempre più brava. Dopo un po' ho imparato anche la presa a pinza, cioè a prendere il cibo con due dita, il pollice e l'indice, e da quel momento sono diventata molto più precisa. La mia mamma non è mai intervenuta, mi lasciava fare; solo in due casi mi ha aiutato con il cucchiaino: quando c'era da mangiare una zuppa, uno yogurt o altri cibi liquidi. Credo che anche per lei, così paziente e permissiva in questo tema, un piatto di minestra rovesciato per terra sarebbe stato troppo... Io la comprendevo e mi facevo imboccare senza problemi, perché se lei è gentile con me io sono collaborativa!:-)) Nel resto dei casi, come dicevo prima, facevo da sola. A noi bambini piace dimostrare che siamo competenti anche se piccolini, e abbiamo molta voglia di esplorare e di conoscere.



E di cose da conoscere c'è n'erano davvero tante, quanti cibi diversi abbiamo a disposizione! Per esempio mi è piaciuta da subito la frutta fresca. Per prime ho conosciuto le prugne, che la mamma mi proponeva semplicemente tagliate a metà (ovviamente senza il nocciolo). Posso dire che è stato amore a prima vista. Poi l'anguria, le banane, l'uva (gli acini tagliati a metà), le pere, le albicocche... Successivamente in inverno i mandarini e le arance e poi ancora fragole e ciliegie. Anche adesso amo la frutta e non credo che questo cambierà mai... Devo dire invece che con la verdura ho avuto alti e bassi; vado a periodi e poi... Lo confesso: il verde non è uno dei miei colori preferiti... Quindi non lo vedo di buon grado, a meno che la mamma non me lo prepari a forma di polpette: in quel modo sono molto più gustose e mi piacciono di più. La mamma poi sa che i gusti dei bambini cambiano in fretta, per cui non mi dice mai che devo mangiare una cosa piuttosto che un'altra. Sa, che anche se oggi una cosa non la mangio, domani può succedere il contrario. Allora la mamma propone sempre cose diverse, e non solo quelle che sa che mi piacciono. Del resto non cucina solo per me, ma per tutti e per tutti le stesse cose. Per ora posso dire che con la verdura ho un rapporto non ancora ben definito.
Poi c'era il pesce... Buonissimo! L'ho sempre mangiato molto volentieri. Anche la carne mi piace, ma tutto sommato la mamma la  prepara raramente. Dice, che le proteine vegetali sono meglio, così ci fa molto spesso i legumi - per fortuna piacciono a tutti quanti e anch'io li divoro. Mi piacciono moltissimo anche i cereali: la mamma fa tantissime zuppe e li aggiunge sempre. Gnam, gnam.

E alla fine il dolce, l'esistenza del quale la mamma e il papà mi hanno nascosto per moltissimo tempo... Ma ultimamente ho scoperto anche quello, solamente che la mamma non me lo propone spesso. Chissà come mai visto che mi piace tanto? Questo è un mistero ancora da scoprire.
Oh no, dimenticavo di lei: LA PASTA! Io amo la pasta, me ne sono innamorata da quando l'ho assaggiata per la prima volta... E vi dirò: sono capace di fare fuori un bel piatto di rigatoni o di farfalle, tanti quanti ne mangia la mamma!:-)))

Secondo la mamma non ci sono cibi che non potevo assaggiare (a parte il miele fino ad un anno di vita per via del botulino - non so nemmeno cosa sia ma già il nome non mi piace). Allora mi faceva assaggiare di tutto e di più, semi di girasole compresi;-)))

Con il tempo ho scoperto tanti nuovi sapori. Come gli altri bambini anch'io sono curiosa, quindi voglio conoscere ed imparare; per questo assaggiavo con entusiasmo tutte cose nuove. I miei genitori in questo mi hanno sempre accompagnata: incoraggiata ma mai forzata. Penso che soprattutto per questo motivo il mio rapporto con il cibo è molto sereno; ringrazio la mamma e il papà per avermi sempre rispettata, io attraverso questa esperienza ho anche rafforzato la mia fiducia nei loro confronti.

Oggi so usare le posate, anche se la mamma non mi fa ancora toccare il coltello. Ho anche imparato ad usare il cucchiaio senza far cadere il cibo (ok, ammetto che a volte mi distraggo e il minestrone va a finire addosso a me...) Ma fino a poco fa, per comodità,  usavo solo le mani (a dire il vero lo faccio ancora quando voglio mangiare più in fretta) e... Lo confesso, facevo tanta, tanta confusione. A fine pasto intorno a me, per terra, c'era di tutto e di più. Povera mamma, non faceva altro che pulire, che pazienza che ha avuto! Questa confusione è durata per diversi mesi, forse addirittura per un anno? Ma io ero piccola e la mamma lo sapeva bene e non mi ha mai sgridato per questo; perché fa parte del percorso! Oggi, se mi cade qualcosa, ormai è solo un caso raro, ho imparato a stare attenta a non buttare il cibo per terra. Poi mamma, facendo diversi tentativi, ha anche trovato una soluzione: ha acquistato dei grembiulini in plastica molto grandi, e una volta indossati mette la parte frontale sotto il mio piatto. Così quello che accidentalmente mi cade durante il tragitto piatto - bocca, finisce lì sopra (e non per terra)... La mamma dice che così si fa prima a pulire.

All'eta di quindici mesi circa ho abbandonato il mio alzasedia con il vassoio e mi sono trasferita su una sedia di legno, sempre per i bambini (una che crescerà insieme a me). La mamma ha anche deciso che era arrivato il momento di farmi mangiare dal piatto: ora veramente mi sentivo di far parte dei grandi!:-))

E' anche bello quando andiamo a mangiare fuori, anche se adesso non succede mai perché ho la sorellina piccolina e stiamo di più a casa. Ma prima lo facevamo e mi è sempre piaciuto molto stare tra le persone. Sì, anche perché le persone vedendomi alle prese con il cibo, con il mio musetto e le mani sporche, mi sorridevano sempre divertite. Non ho mai sentito commenti negativi su di me,  anche se di solito lasciavo per terra un po' di caos... Mi ricordo che una volta una signora molto gentile mi ha guardato e ha detto ridendo: "Che casino! Proprio come a casa!":-)))

Vi dico una cosa: la cucina è uno degli ambienti dove mi sento davvero bene. E non solo perché lì si cucina e si mangia. Quel posto nasconde molte cose interessanti; tanti scaffali dove dentro ci stanno le pentole, le padelle, i piatti... Quando ero più piccola giocavo molto a tirare fuori tutto, volevo conoscere bene gli attrezzi con i quali la mamma prepara tutte queste cose buone da mangiare... Ora non lo faccio più - sono diventata grande e li conosco tutti ormai;-))
Da quando ho imparato a camminare seguo mia mamma in cucina per osservare quello che fa.  Sono molto curiosa di sapere cosa prepara, così prendo una sedia e mi metto in piedi vicino a lei per osservare. Ogni tanto rubo qualcosa per assaggiare, a volte cerco di aiutare... Insomma, quando non gioco con i miei piccoli animali o con le costruzioni, sto in cucina. Ultimamente stavo pensando: chissà, forse il mio futuro sarà quello di fare lo chef?:-)))

Anastasia alle prese con le fettuccine

 
Anastasia e il cous cous

Per altre info su autosvezzamento andate sul sito: http://www.autosvezzamento.it/.

Libri utili:
"Io mi svezzo da solo!" Lucio Piermarini
"Baby Led weaning" Gill Rapley

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