giovedì 6 marzo 2014

"Invece il cento c'è"... Cresco insieme alle mie figlie


Invece il cento c'è 

Il bambino
è fatto di cento.

Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare

cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
come allegrie
per cantare e capire

cento modi
da scoprire
cento modi
da inventare
cento modi
da sognare.

Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c'è
e di cento
gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l'immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c'è.
Il bambino dice:
invece il cento c'è.

Loris Malaguzzi

Semplici parole sul potenziale dei bambini. Potenziale che spesso va sprecato... Parole che mi fanno pensare e srotolandosi portano ad una lunga riflessione...
Ogni bambino alla nascita è come carta bianca, tabula rasa, un libro da scrivere. Ogni bambino ha un grande potenziale intellettivo e creativo, una curiosità enorme e una capacità di apprendere davvero stupefacente. Tutt'intorno a lui è nuovo e sconosciuto, per cui ogni momento può trasformarsi in un'avventura stimolante. I bambini sanno sognare davvero: la fantasia e l'immaginazione gli appartengono in modo naturale e innato.

Noi grandi spesso abbiamo la sbagliata presunzione di indicare ai bambini gli schemi da seguire, incateniamo la loro mente imponendo il nostro (o di qualcun altro) modo di fare e di pensare. Non lasciamo libertà nel trovare soluzioni ai problemi, pensiamo erroneamente che dire ai bambini cosa è giusto o sbagliato sia la strada più breve per insegnare le cose. Senza dolore. Senza delusioni. Senza sconfitte. E' quello che pensiamo: fare al posto loro, dare soluzioni per risparmiagli sofferenze...
Di solito non cerco di trovare soluzioni ai problemi di Anastasia, non la proteggo dalle frustrazioni. Ma se mi chiede un aiuto ci sono sempre. Penso che questo sia un buon modo per farla crescere e farle sviluppare le proprie capacità intellettive ed emotive.
Anastasia e Adele, due sorelline. Sono solo bambine ma anche persone che crescono in fretta, entreranno pian piano a far parte della società.
Mi piacerebbe che diventino persone aperte e tolleranti. Per questo credo che sia importante che crescano nella libertà di pensiero e di espressione. E ovviamente comincio da casa nostra, dalla nostra famiglia.

Io sono la prima persona che le aiuta a scoprire l'universo e a farle diventare abitanti di questo mondo. E cresco anch'io, mamma, imparando attraverso di loro tante cose nuove su di me e sugli altri. Penso spesso alla responsabilità di genitore che ho acquisito con la nascita delle mie figlie. So che per diventare  buoni genitori ci vuole tempo e non è affatto scontato.
Come, cosa diventeranno in futuro? Ce lo chiediamo spesso noi genitori.
Cosa vorrei?
Ecco cosa vorrei per le mie figlie: una mente libera, aperta, creativa e sognatrice.
Vorrei che le mie figlie crescano con libertà di pensiero e che quel pensiero venga rispettato - ma so che sarà difficile, soprattutto in futuro. Io mi impegnerò a farlo, spero che chi gli starà vicino anche.
Quando ci troveremo in disaccordo vorrei che mi rispondano, che non si chiudano in loro stesse, ma che dicano la loro sempre. Vorrei capire che persone sono, cosa pensano e come ragionano. Vorrei che nonostante quella presunzione di sapere tutto, che si acquisisce diventando adolescenti, siano capaci di mantenere la curiosità di scoprire le cose con lo stesso stupore che manifestano ora. E' possibile? Sarà possibile in futuro?

Vorrei che le mie figlie facciano le cose da sole il più possibile, perché sono del banale parere che facendo - e sbagliando - si impara. E così si diventa più saggi, più umili e più tolleranti verso chi commette errori. Vorrei che conoscano il mondo intorno a loro toccandolo con mani: sfiorando, sbattendo, palpando e sporcando. E anche con i piedi. Vorrei che impegnino tutti i sensi per capire come è fatto ciò che le circondano: assaggiando, annusando, ascoltando e osservando. Vorrei che conoscano l'importanza della noia perché quando un bambino comincia ad annoiarsi, alla fine si inventa qualcosa di bello per impiegare il tempo. E poi... La noia è un buon pretesto per pensare e riflettere! Vorrei che le mie figlie crescano circondate dalla musica - non si può restare fermi quando si ascoltano certe note e il ballo e una forma di espressione molto spontanea. Vedere Anastasia che si lancia in un balletto improvvisato è una delle cose più belle e divertenti.

Adesso che sono adulta mi rendo conto di molte cose che prima non capivo, che non riuscivo ad apprezzare - succede a tutti ed è inevitabile. Sono quelle cose che guardate in modo retrospettivo ti fanno pensare che tanti eventi, con la consapevolezza di oggi, sarebbero andati probabilmente in modo diverso. Un esempio ovvio: l'infanzia e l'adolescenza che sono stati per me i periodi più belli della vita. Prima o poi tutti ci arriviamo. Il pensiero crea nostalgia, perché si tratta di momenti che non torneranno mai più. Vorrei che le mie figlie abbiano in futuro un ricordo dell'infanzia che gli scalderà il cuore. Quindi cerco di creargli un ambiente sereno e crescerle allegre e gioiose. Senza dimenticare però l'educazione alle regole e al rispetto degli altri; ma vorrei che questo avvenisse in modo spontaneo, attraverso il nostro buon esempio. Ci si mette d'impegno, è ovvio, ma i limiti ce li abbiamo tutti, quindi... Diciamo che purtroppo non sempre diamo il meglio di noi, complice la stanchezza e i problemi quotidiani che a volte creano un po' di nervosismo...

Poi ultima cosa, che più che altro è un desiderio: vorrei che le mie figlie siano in grado di trovare un modo creativo per esprimersi, che siano capaci di creare uno scudo contro chi cercherà di annullare la loro capacità di immaginare e di sognare. Non importa se lo faranno attraverso la musica, la pittura, la scrittura o altro. Creare è raccontare di sé, è lasciare un'impronta della propria esistenza. Questo mi sembra magnifico... E se non lo faranno, andrà bene lo stesso, è solo un mio desiderio. Loro faranno quello che desidereranno, tra l'altro non tutti sentono il bisogno di esporsi:-)))

Intanto faccio in modo di non cancellare la loro capacità innata di essere esploratrici, di fare le cose a modo loro: Anastasia mi ha stupito diverse volte mostrandomi quanto fresca e libera dagli schemi possa essere la mente umana. Ma sono una mamma, la mia vita sono la mia famiglia ed anche la casa, per cui nella realtà di tutti i giorni non sempre rimane semplice essere adattabili.

Di solito lascio Anastasia più libera possibile. Cerco di non ostacolarla nell'esplorare e nel fare le cose - ovviamente nei limiti della sicurezza - questa viene prima di tutto. Quando era più piccola mi sono armata di pazienza e per un periodo tutti i santi giorni rimettevo a posto i suoi vestiti che tirava fuori dall'armadio e dai cassetti. Tutti i giorni! Oppure sistemavo le cose in cucina, dopo che Anastasia ci aveva giocato. Un classico dell'infanzia: fare casino con le pentole. Era un continuo dentro e fuori... C'era anche il periodo dei pannolini lavabili - tutti sparsi in bagno e non solo... E poi - lo fa ancora oggi - tira giù i miei libri dalla libreria, li sfoglia e li lascia per terra... Lo fa anche con i libri suoi. E di libri ne abbiamo moltissimi! Quante volte mi mordevo la lingua per non dirle di non fare casino! Quando era più piccola chiudevo un occhio ma adesso certe cose mi danno un po' più fastidio. Quindi mi sto trasformando io? Comincio a limitarla, cosa che non avrei voluto fare mai? Il fatto è che da quando è nata Adele la mia pazienza e il tempo a disposizione si sono dimezzati...;-)) Da una parte sono stanca di sistemare - è normale - ma dall'altra sono contenta di avere una bambina curiosa e attiva. Come del resto è giusto che sia.

Ufff... E' davvero difficile trasformare la teoria in pratica. E non credo che sarà più facile man mano che le bambine cresceranno! Come si dice? "Figli piccoli - problemi piccoli..." Aiuto!
Ma ci si prova, no?:-)))












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