venerdì 23 maggio 2014

Autosvezzamento: ora tocca a me, fidati!


Prima o poi per tutti i bambini arriva il momento di cominciare ad assaggiare cibi nuovi, per pian piano sostituirli al latte. Che avventura, che emozione, che eccitazione! Soprattutto per noi mamme, vero...?:-)))
Mi ricordo con quale impazienza aspettavo questo momento per la prima volta; mi sembrava che il tempo stava fermo ed il giorno dei primi assaggi non arrivava mai. Ero una neomamma e tutte le cose nuove, tutte le tappe di Anastasia mi mettevano una piacevole agitazione. Vedere mia figlia fare esperienze nuove era sempre emozionante e con lo svezzamento non era diverso. Abbiamo deciso di introdurre i cibi con l'alimentazione complementare a richiesta (chiamata anche autosvezzamento) - dal momento che ho scoperto questa possibilità sapevo che era quello che faceva per noi. Nessuna tabella, nessuna scaletta di introduzione di cibi, nessuna ansia legata al peso e quantità di alimenti da proporre al bambino. Questo metodo di svezzare in un certo senso mi faceva sentire libera, ma di sicuro dietro di tutto questo non c'è anarchia come pensano alcuni! Le regole - semplici e chiare - esistono anche a casa nostra:

  1. Mangiamo tutti insieme - siamo del parere che le nostre figlie fanno parte della famiglia, per cui come per altre cose, le facciamo partecipi anche dei pasti - nessuno mangia prima o dopo gli altri;
  2. Non giochiamo durante i pasti - ci teniamo che queste due attività siano ben distinte e questa regola Anastasia l'ha acquisita in modo del tutto spontaneo: non ha mai avuto un giocattolo per intrattenersi mentre mangiava, per cui lasciare giocattoli "per dopo" è del tutto normale;
  3. Tutti mangiamo le stesse cose e se qualcosa non piace, raramente ci sono alternative;
  4. Considerando il punto 3, di conseguenza non compriamo il cosiddetto baby food; per cui niente omogeneizzati, yogurt per bambini, pastine, succhi zuccherati ecc;
  5. Se ci alziamo da tavola per andare a giocare - nessun problema - il pasto è considerato concluso indipendentemente dalla quantità di cibo ingerita;
  6. L'ultima, forse la più importante: ognuno è libero di mangiare la quantità di cibo che vuole ed è d'obbligo rispettarlo. Non abbiamo mai rincorso Anastasia per casa con un cucchiaio, né l'abbiamo pregata di mangiare qualcosa. Il cibo lo proponiamo, se non le va di mangiare - pazienza. 

In linea di massima la cosa da tenere a mente è quella di cercare di mangiare sano, ricordarsi la regola "less is better", cioè "meno è meglio". Meno i cibi sono lavorati, meglio è; noi non siamo stati mai grandi divoratori di cibi precotti e confezionati; con lo svezzamento di Anastasia li abbiamo abbandonati del tutto e così è rimasto. Niente stuzzichini, merendine, caramelle, succhi di frutta e bibite gassate - siamo del parere che le nostre figlie avranno tempo per assaggiare questo tipo di cibi, e sappiamo bene che prima o poi questo accadrà - ma non necessariamente dobbiamo essere noi a proporli...  Io sono una golosa e non riesco a rinunciare al buon cioccolato fondente, per cui ogni tanto me lo mangio e condivido con il resto della famiglia;-))) Non siamo poi così ortodossi in tema di alimentazione e in qualche rara occasione ci concediamo qualcosa che "fa male": andiamo a mangiare in un fast food o prendiamo un gelato confezionato - e siccome non è un'abitudine, non ci sentiamo assolutamente "in colpa" per questo... E ci mancherebbe! 
Svezzare Anastasia non è stato particolarmente difficile; certo, all'inizio quasi ogni volta che finiva di mangiare toccava farle il bagno e cambiarle i vestiti;-))) Lei faceva un casino enorme intorno a sé; il pavimento e la sua sedia erano sempre sporchi e appiccicosi. Non ho mai avuto dubbi sulla scelta del metodo di svezzare, ero tranquilla e mi fidavo assolutamente di mia figlia e delle sue capacità; era così bello e divertente osservare Anastasia maneggiare i cibi, studiarne le consistenze e sapori, vederla mangiare di gusto.
Anastasia si è autosvezzata in pochissimo tempo (il suo racconto qui).


Con Adele la scelta del modo di svezzare era ovvia ancora prima che lei nascesse: avremmo fatto l'autosvezzamento, certo! Ma questa volta io non mi sentivo così sicura come lo ero con Anastasia... Nei miei occhi era troppo piccolina e mai abbastanza pronta per svezzarla. Segnata da due interventi chirurgici, attaccata sempre a me, continuamente desiderosa del mio latte - beh, non riuscivo proprio a vederla mangiare altro... Non sentivo per niente la fretta di cominciare, non ci pensavo nemmeno.
Poi a sette mesi inoltrati un caso mi ha fatto capire che forse era arrivato il momento giusto per provarci. Durante un pasto tenevo Adele sulla ginocchia, e mentre mangiavo una banana lei ha allungato il braccio verso il frutto - allora le ho fatto assaggiare un pezzettino... Era davvero minuscolo, anzi - forse lei la banana l'ha solo leccata. Da lì in poi, ma senza nessuna pressione di dover fare, senza fretta, in modo discontinuo e irregolare, abbiamo cominciato con gli assaggi: mela, pera, fragola, pane, pasta, pesce, pomodoro, fagiolini, spinaci... Inizialmente guardavo mia figlia piccola con una leggera ansia; chissà perché non la credevo del tutto capace di fare da sola eppure... Adele non solo prende in mano tutti i cibi che le propongo, non solo li studia e sperimenta, ma li assaggia tutti volentieri! Le mie insicurezze sono svanite insieme ai primi pezzettini di cibo scivolati nello stomaco di Adele. Certo, siamo ancora lontanissimi dal dire che nostra figlia è svezzata, ma procediamo a piccoli passi verso un'alimentazione "da grandi", nuotando in un mare di latte. Ci arriverà anche lei...;-)))
Volevo raccontare la nostra esperienza per dare anche noi la conferma, che i bambini sono competenti - basta fidarsi di loro. L'autosvezzamento non è una ricetta sicura per crescere un bambino che mangia tanto e mangia tutto, perché non è questa la finalità... Ma senz'altro è un modo di educare i figli ad avere un sano, sereno approccio con il cibo, insegnarli di vivere il momento del pasto come un piacere condiviso con gli altri e non una necessità fisiologica per poter sopravvivere; di sviluppare i propri gusti culinari attraverso assaggi e - autoregolarsi! Sì, perché nessuno sa meglio di loro - nemmeno la loro mamma - quando la loro pancia è bella piena e dice: basta! I bambini lo sanno e ce lo fanno capire. Ricordiamoci di rispettarlo.




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