domenica 11 maggio 2014

Cuoricini ribelli e il coraggio delle mamme



Da un po' di tempo mi frulla in testa l'idea di scrivere questo post e la coincidenza con la Festa della Mamma l'ho trovata un buon motivo per farlo. Oggi vorrei parlare di mamme, di quelle mamme che in qualche modo sono state obbligate dal destino a tirare fuori quel coraggio che mai avrebbero creduto di avere. E che mai avrebbero voluto dover mostrare. Perché? Perché tutti ci auguriamo di avere figli sani, di trascorrere una vita tranquilla lontana da medici e ospedali. Perché le parole "bambino", "neonato", "figlio" non sono per niente compatibili con "malattia", "sofferenza", "ospedale"... Ma a volte - per via di qualche sfortunato evento o per il volere di chi decide - non è così, ci scontriamo con la vita che in modo crudele ci mette a dura prova... E in questi casi una Mamma si trasforma in una Supermamma.

Oggi vorrei non parlare di me, ma di tutte le mamme come me - e per arrivarci racconto cosa ci è successo negli ultimi mesi e come abbiamo vissuto questi momenti. Quindi alla fine c'entro anch'io... Spero solo di riuscire a non essere troppo logorroica;-)))


Il 27 settembre del 2013 è nata la nostra seconda figlia - Adele. Già a pochi giorni dalla nascita i medici hanno riscontrato un soffio al cuore, che presto si è rivelato essere una cosa più seria. La gioia che era strettamente legata al grande evento qual era la nascita di nostra figlia, è stata presto spazzata via dall'incertezza, dall'angoscia e dalla paura di quello che ci aspettava. Ci siamo trovati completamente impreparati a questa situazione, che ci era caduta addosso con una forza struggente. Intanto, controllo dopo controllo, aspettavamo notizie, qualcosa di più concreto. A tre settimane di vita Adele è stata ricoverata per gli accertamenti nel reparto di Cardiochirurgia Pediatrica e di Cardiopatie Congenite. Sapevamo già che Adele aveva dei difetti al cuore, ma non sapevamo come si doveva procedere. Non abbiamo dovuto aspettare molto; ancora durante il ricovero, un'ecografia ha rivelato un altro grosso difetto. "Cuore matto": questa era la definizione simpatica che avevo letto da qualche parte. Il cuoricino di Adele era così ribelle, che doveva essere domato molto presto. Il 28 ottobre 2013, a un mese (e un giorno) di vita Adele è stata sottoposta al suo primo intervento. Sono stati momenti così difficili... Ricordarli mi riempie il cuore di emozioni e ho davanti agli occhi delle immagini che si sovrappongono e susseguono una dietro l'altra... Ci vorrà del tempo per ricordare quegli istanti senza commuoversi o forse questo non succederà mai... In questo momento Adele dorme sul mio petto, mi chino e vedo la sua cicatrice sul torace che fa capolino da sotto il body... Penso, che finché questa sarà visibile, ogni volta che la vedrò mi torneranno in mente quei giorni... Probabile.

Il primo intervento è andato bene - è incredibile quanta forza di guarigione hanno questi piccolini! Adele si è ripresa in fretta e dopo 18 giorni di ospedale siamo tornati a casa. Sapevamo che presto, già dopo qualche mese - ci aspettava un altro intervento. Ma intanto volevamo imporci di stare sereni, soprattutto per lei, la nostra piccola Adele. Io però sono riuscita a stare tranquilla per poco tempo; pian piano, ma poi sempre con più velocità come se fosse una valanga, il pensiero dell'imminente intervento mi assaliva con costanza giorno e notte, per poi rimanere fisso nella mia mente. Volevamo prepararci per quel momento, ne parlavamo spesso cercando di trovare un motivo, una ragione di tutto questo... Ma questo era inutile - non si riesce a  trovare spiegazione alla sofferenza gratuita di un essere così piccolo e assolutamente innocente. Parlandone siamo riusciti però in qualche modo a trovare una certa tranquillità per affrontare il secondo intervento nel migliore dei modi anche perché sapevamo che la nostra serenità sarebbe stata trasmessa ad Adele e questo l'avrebbe aiutata a far fronte a una situazione di stress non indifferente.

Il 7 aprile 2014 è arrivato "quel" momento tanto atteso; lo volevo e non lo volevo... Ero piena di emozioni contrastanti: da una parte ero preoccupata, piena di paure legate all'intervento e quello che ne conseguiva; dall'altra ero felice che quel giorno avrebbe segnato la fine di un periodo difficile e l'inizio di uno nuovo, più sereno.
Una volta in ospedale mi è capitato di piangere più volte; mai per Adele o per me, ma per gli altri bambini e le loro mamme. Spesso erano piccolissimi e a volte tutta la loro vita - anche se breve - l'avevano trascorsa in ospedale. Parlare con le loro mamme mi ha aiutato a comprendere, a capire, che la nostra situazione, per quanto difficile da affrontare, non era poi così disperata - Adele dall'inizio ha avuto una prospettiva di completa guarigione e la possibilità di una vita sana e normale. E siccome a tutte le cose bisogna cercare di dare il giusto peso, ho pensato che per arrivare a questo bisogna fare uno sforzo tutti quanti, Adele per prima. Poi passa tutto...

Il tutto è andato bene, benissimo, meglio di quello che tutti ci aspettavamo. Adele ha dimostrato di essere una vera eroina, bambina dai poteri quasi "magici"... E' riuscita - con l'aiuto di un chirurgo bravissimo che non smetteremo mai di ringraziare per aver donato a nostra figlia una vita migliore - a sistemare le cose da sola, in modo perfetto, rendendo l'intervento molto meno complicato di quello che doveva essere inizialmente. Anche questa volta la ripresa è stata velocissima, ma non senza alcuni problemi.

Ancora in ospedale, una volta che Adele si è risvegliata e ritornata al mio fianco, ho sentito da qualche parte del mio corpo - nei dintorni del cuore - cadere giù un grosso peso. Avevo capito quanto carico schiacciante aveva portato questa situazione. Da quel momento mi sono sentita più leggera, più calma, più sicura. E dal mio sdraio da spiaggia situato in un angolo della stanza ho cominciato ad osservare chi condivideva con noi questa sorte contorta: i piccolini con cuoricini ribelli e le loro mamme. Mi sembrava di non far parte di tutto questo, mi sentivo già fuori, quasi al sicuro; ero solo una spettatrice dei drammi degli altri, più o meno grandi. Ho visto mamme occuparsi dei loro piccoli con una tale dedizione! Certo, tutte noi mamme ci occupiamo dei nostri figli, dedichiamo a loro il nostro tempo e le nostre forze. Ma lì c'era qualcosa in più e tutto questo aveva una solo finalità: far vivere ai piccoli il minor disagio possibile, cercare di ridurre le loro sofferenze, far sentire a loro che anche in un posto così "brutto" come un ospedale c'è una presenza costante, la figura più importante: la mamma. Per far fronte a una situazione così, stare a fianco al proprio figlio nei momenti di sofferenza, ci vuole grandissima forza e coraggio... Ma le mamme sono piene di risorse e al momento del bisogno tirano fuori una forza vitale immensa.
Ho conosciuto una mamma senegalese con la sua piccolina di tre mesi, che non ha mai lasciato l'ospedale, da quando la bambina era nata. Ho cercato di immedesimarmi con lei, mettermi nella sua situazione così tanto difficile... Ma non ci riuscivo, la mia immaginazione non ne era capace. Questa mamma di aspetto fiero, sembrava non essere mai stanca anche se so benissimo che non era così... Assisteva la piccolina giorno e notte, le somministrava infinità di medicine e io mi chiedevo come faceva uno stomaco così piccolo a contenere tutta quella roba... Infatti di latte ne prendeva pochissimo, la mamma insisteva a darglielo e mi diceva molto preoccupata: "Perde peso, ho paura che le rimettono sondino". Io, contraria al forzare nel mangiare, in quel momento non potevo non comprendere la sua angoscia.
Questa mamma pregava tutte le mattine e cantava alla sua figlia le sue canzoni con una voce molto melodica mentre la addormentava. E nonostante tutto, l'ho vista sorridere spesso.

Poi ho conosciuto una giovane mamma, con un bimbo dalla bocca tutta da baciare;-))) Lui, 5 mesi, con complicazioni post intervento che hanno prolungato la loro permanenza in ospedale. La mamma faceva di tutto per farlo dormire tranquillo di notte... Si sa com'è in ospedale: rumori, pianti, infermieri, c'è chi allatta e chi accende la luce. E' capitato che questa mamma sia stata seduta tutta la notte su una sedia, vicino al lettino, tenendo la manina del bambino per fargli sentire la sua vicinanza. Gli accarezzava la testa mentre combatteva visibilmente con il sonno... Con questa mamma siamo rimaste in contatto:-)))
Un giorno mentre andavo in mensa, sono passata vicino ad una stanza dove una mamma indiana, vestita con i capi colorati come da loro  tradizione, cantava al suo bambino piccolissimo una dolcissima ninna nanna... In quel momento ho sentito un calore diffondersi dal cuore su tutto il mio corpo. Ho pensato che noi mamme, anche se spesso dall'aspetto totalmente diverso, provenienti da varie parti del mondo e da culture diverse, dentro siamo uguali - e che i nostri figli riescono a tirar fuori la parte migliore di noi. Per i nostri figli siamo pronte a fare molto, raggiungere l'impossibile: siamo capaci di rinunciare, sopportare, sacrificare, resistere, sostenere e aiutare senza sosta... Per i bambini che devono affrontare una malattia, la presenza della loro mamma, una sua carezza, un bacio, una ninna nanna cantata a voce bassa  - sono fondamentali e valgono più di qualsiasi medicina. Ho capito che questa esperienza non mi ha reso più forte. Perché la forza e il coraggio sono già dentro di noi, li abbiamo in dotazione dal momento che nasce il nostro primo figlio!
Oggi il mio augurio va a tutte le mamme, ma soprattutto a quelle mamme, che in qualche modo sono state scelte dal destino per essere delle combattenti per i loro figli - loro rappresentano tutte noi, perché dentro ad ognuna c'è una energia e una forza che aiuta a resistere ai momenti più duri.
Auguri di cuore!



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