lunedì 9 giugno 2014

Quei terribili "terrible two"

"Non vojo!"
"Vai via!"
"Non parlare!"

Queste sono le tre frasi che ultimamente ci sentiamo dire più spesso da nostra figlia Anastasia quando è arrabbiata. Si arrabbia spesso e ce la mette tutta per mostrarcelo! Cosa sta succedendo?
Terrible two. Termine conosciuto bene ai genitori dei duenni, è entrato nella nostra vita ormai da un po' di tempo, con i suoi alti e bassi. Ci stiamo abituando. La nostra tranquilla e dolce Anastasia, di solito pacifica ed obbediente, ha cominciato la sua improvvisa trasformazione un po' di tempo fa. A dire il vero non è proprio l'esemplare classico del bambino che fa impazzire i genitori tutti i giorni (per fortuna), ma anche lei ogni tanto da il suo contributo, e come!

Credo sia cominciato già l'anno scorso; abbiamo avuto un assaggio di quello che succede più o meno all'età di due anni del bambino.
Era estate e si andava spesso a giocare nel parco. Ad un certo punto Anastasia ha cominciato a mostrare il suo disappunto al momento del ritorno a casa. Voleva giocare e giocare ancora, e chi se ne frega della cena? Le sue reazioni erano davvero - ovviamente - esagerate. Pianti, urla, buttarsi per terra, fare resistenza, sbattere piedi, impuntarsi - tutto questo per dire in qualche modo la sua. Certo, a un anno e mezzo non sapeva ancora parlare bene, cosa doveva fare se non piangere, urlare e buttarsi per terra? Ci sta. Però...
Ecco, io ero incinta di Adele, il mio pancione era ormai grande e non vedevo l'ora di partorire... Sanno tutti com'è una gravida media: la tempesta ormonale la rende insofferente, impaziente, irrequieta, intollerante! Almeno io ero spesso così, lo ammetto. In più, essendo piena estate, soffrivo il caldo da morire: di certo non era il momento più giusto per affrontare anche i terrible two!
Nonostante tutto, in queste situazioni per prima cosa ho cercato sempre di parlarle, di farla ragionare. Seeeeeee! Chi ha provato sa, che in quei momenti è impossibile ottenere qualcosa! Ogni mia parola caricava ancora di più la sua rabbia. E la sua rabbia diventava la mia. Lo confesso, ho perso pazienza qualche volta: le ho gridato contro con l'intento di farla smettere, di farla calmare - ma il risultato non era quello che mi aspettavo, anzi! Avrei potuto stare lì, guardando mia figlia che sbatteva i piedi per terra ed aspettare che le fosse passato - ma quell'immagine mi faceva letteralmente bollire il sangue. Per cui di solito la portavo a casa - tenendola saldamente in braccio - e lì la lasciavo sfogare senza fare nulla in particolare. Aspettavo che le passasse.
E mi dispiaceva, perché mi rendevo conto che lei, ancora piccolina, era anche spaventata da quella reazione così sproporzionata, più grande di lei - e non sapeva come gestirla. Ma nemmeno io... Non sapevo come aiutarla. Però riflettendoci ero arrivata a capirla: avevo preso consapevolezza del fatto che imparare a gestire la sua rabbia era un traguardo da raggiungere, una tappa della sua crescita emotiva ed era del tutto normale. Crescere è un lavoro faticoso, capire se stessi e gli altri è un processo che dura tutta la vita. A pensarci bene io a quasi 40 anni non ho ancora raggiunto quel controllo che tante volte, senza pensarci, pretendiamo dai nostri bambini. Quindi bisogna cercare di sforzarsi e comprendere. Essere empatici. Aspettare.

Come si fa a sopravvivere a questo periodo? Qualcuno lo sa? Me lo dice?
Io non so. Senz'altro ci vogliono tonnellate di pazienza; l'ingrediente principale che purtroppo spesso mi manca. A volte scoppio - e me ne pento subito. Sogno di essere una mamma sempre tranquilla e dolce, che a voce bassa spiega ai bambini cosa si fa e cosa no, anche durante i momenti più turbolenti. Ma non sono così e questo mi fa capire quanto ho ancora da imparare e che mia figlia, senza saperlo, è la mia maestra di vita.

Intanto i terrible two di Anastasia continuano. Poi arriveranno quelli di Adele, ne sono consapevole. Mi ripeto che tutto passa, ma... Poi? Chi me lo dice che dopo i terrible two non arriveranno i terrible three, poi i terrible four, i terrible five, i terrible ten, i terrible fifteen...?
Aiuto!



4 commenti:

  1. Se ti consola, anche noi siamo nel pieno di questa fase. Io cerco di ignorare i capricci fin quando mi è possibile ma ad un certo punto la pazienza si esaurisce! La pediatra, durante un incontro di gruppo, ci ha detto che l'età dai 2 ai 3 anni è considerata dai pediatri alla stregua dell'età dell'adolescenza, fai un pò tu! Come dici tu: pazienza, pazienza e ancora pazienza

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    1. Io prima di ignorare cerco sempre di parlare, spiegare e chiedere cosa c'è che non va. Poi se vedo che non riesco a gestire la situazione - la lascio un po' sola e di solito funziona.

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  2. E chi se li dimentica i terribili due anni di Attilio? Il buttarsi a terra al parco e urlare come un ossesso rifiutando di andare a casa era la normalità. E' stata una buona pratica per allenare la pazienza! ;) Ma l'aspetto più terribile di questa fase, per noi, sono stati I MORSI. Proprio così: dai 18 mesi fino almeno ai due anni (sono durati "poco", per fortuna!) i morsi costituivano il suo approccio spontaneo al contatto con gli altri bambini. Io e suo padre eravamo disperati...oltre alla mortificazione e al disagio di fronte ai figli dei nostri amici (o di chicchessia!) con guance, braccia e gambe tatuate, il grosso dispiacere nell'assistere a tanta aggressività da parte del nostro piccolo che sapevamo essere dolce e tenerissimo. Abbiamo chiesto consigli a destra e a manca e in tanti ci hanno rassicurati: il morso non era che il modo di Attilio di esprimere emozioni forti che ancora non riusciva a gestire e a manifestare. Emozioni positive come l'entusiasmo, la gioia, la voglia di giocare, l'euforia... Non si trattava di aggressività, ma di un messaggio: "Sono Attilio, sono felice, vorrei dirti tante cose, ma non ci riesco ancora!". L'unico modo per noi genitori di contenere la cosa era stare con mille occhi aperti e non rimproverarlo, ma continuare a spiegargli, ogni volta come fosse stata la prima, che i morsi non si danno, che fanno male...etc. Come scrivi tu " bisogna cercare di sforzarsi e comprendere. Essere empatici. Aspettare.". E infatti piano piano la fase morsi è passata, lasciando spazio ad altro... Ora siamo alle prese con l'inizio dei terribili due per Elena: lei non morde, ma non ditele di vestirsi o di chiudere il rubinetto, perché potrebbe trsformarsi in terminator! ;)

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    1. Ogni bambino attraversa questo periodo in modo diverso. Per fortuna Anastasia non morde o almeno non è la sua abitudine. Poche volte le era successo di dare un veloce morso al papà, ma era come dici tu e si capiva dal contesto: era semplicemente una manifestazione di felicità ed entusiasmo, non c'era nemmeno un grammo di cattiveria.
      Non è per nulla facile essere pazienti, ora che è cominciato anche il grande caldo la situazione per me è peggiorata:-))))
      Faccio respiri profondi e andiamo avanti!

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