martedì 5 agosto 2014

I bambini e il cibo: aiutiamoli ad amarlo


Mi chiedo perché il discorso dell'alimentazione dei bambini è spesso motivo di dibattiti accesi nei social network, nei forum per genitori o durante gli incontri con le altre mamme amiche e conoscenti? Lo vedo spesso e sinceramente mica ho capito questa cosa; certo, il cibo è di importanza vitale, perché è il carburante per il nostro organismo. Che bisogna mangiare, preferibilmente in modo sano ed equilibrato - lo sappiamo tutti (però è solo la teoria, in pratica non è sempre così).

Ma perché alcune mamme (soprattutto loro) sono piene di ansie perché il bambino "non mangia", perché "mangia poco", perché "non ha finito il piatto", perché "non mangia abbastanza"? Come dice Carlos Gonzàlez nel suo libro "Il mio bambino non (mi) mangia" (consigliatissimo, da leggere assolutamente nel caso di "ansie da cibo" e non solo!):
"Uno dei più grandi miti sulla nutrizione è quello secondo cui 'devi mangiare per diventare grande'. Cioè, molta gente crede che la crescita sia conseguenza dell'alimentazione. Non è così. Solo nel caso di reale denutrizione la crescita arriva a essere compromessa."
Direi, che non è il caso dei bambini italiani, per fortuna. E poi:
"Non cresciamo, perché abbiamo mangiato, ma mangiamo perché stiamo crescendo."
Per cui, logicamente, i neonati mangiano tanto (quante volte sentiamo dire: "Sta sempre attaccato alla tetta!"), perché nei primi mesi di vita crescono tanto; poi pian piano la loro crescita rallenta... E per fortuna, altrimenti arriverebbero a pesare una ventina di chili a due anni compiuti!;-)))
Ma le mamme si preoccupano, perché il bambino non mangia e non aumenta di peso come prima... Cosa sarà successo? Starà male? No (salvo casi particolari che vanno approfonditi con il pediatra)! I bambini - anche se piccoli - hanno le competenze per autoregolarsi e il bisogno di mangiare è fisiologico, un bisogno primario, necessario per sopravvivere. Per cui se i bambini hanno fame, lo fanno capire! Fanno altrettanto quando sono sazi. Noi grandi dobbiamo solo imparare ad osservarli, a cogliere i segnali che ci mandano e a rispettarli. E dobbiamo metterci in testa una cosa: un bambino non è bravo perché mangia tanto o al contrario - non lo è perché non mangia o mangia poco (questo a detta dei genitori).

Non c'è una ricetta per far in modo che un bambino mangi tanto o mangi tutto. Tra l'altro non serve a nulla! Un neonato che va allattato a richiesta, mangia quando ha fame e si ferma quando è sazio. Oggi si allatta così, si offre il seno tutte le volte che il neonato desidera e per il tempo che decide lui; ma nonostante ciò tantissime mamme che inizialmente si fidano dei loro piccoli appena nati, chissà per quale motivo perdono questa fiducia nel momento in cui il bambino comincia lo svezzamento. Non è bizzarro secondo voi?:-)))
Attraverso i nostri comportamenti sbagliati siamo capaci di cancellare la dote innata di autoregolarsi dei nostri bambini, e poi scuotiamo la testa con disapprovazione quando vediamo le statistiche che parlano di obesità in età infantile...

Come fare per non interferire nel rapporto tra il cibo e i nostri bambini? Alimentare senza essere "di troppo"? Ci sono degli accorgimenti facili da applicare, grazie ai quali il bambino potrà sviluppare un sano e sereno rapporto con il cibo. Noi siamo alla seconda esperienza dello svezzamento e abbiamo adottato delle "regole" (per noi grandi!) con entrambe le nostre figlie. Ci teniamo molto che sia adesso che in futuro, il mangiare sia per loro sinonimo di piacevole condivisione.
Ecco il nostro decalogo del "comportamento del genitore al momento del pasto" :

  • dare il buon esempio: mangiare insieme, condividere, variare gli alimenti - i bambini ci seguono e ci imitano anche in questo. Se ad esempio siamo di gusti difficili e pretendiamo che invece il bambino mangi tutto, con il tempo diventeremo poco credibili. Accettiamo il fatto che  anche loro possono non gradire certi cibi;
  • non giocare durante i pasti: questa è davvero una cattiva abitudine. Giocare e mangiare sono due attività diverse e non compatibili tra loro. Inutile ingannare e distrarre il bambino con giochini pur di farlo mangiare, il bambino deve essere consapevole di quello che sta facendo e deve imparare a distinguere il momento del gioco da quello del pasto;
  • non approfittare della distrazione del bambino per imboccare: ad esempio mettendolo davanti alla tv, facendo volare un aeroplanino-forchetta con carico di cibo a bordo, o addirittura imboccandolo mentre dorme (!!!);
  • non fare paragoni: "Guarda, Adele ha già finito", oppure: "Gaia ha mangiato tutta la pasta, e tu?"... Quella di paragonare è una brutta abitudine che serve solo a mettere in competizione i bambini e creare inutili gelosie. Ogni bambino ha i suoi tempi e ci mette tutto il tempo che gli serve per finire (o non) il suo piatto;
  • non pregare, non lottare per ogni boccone, non rincorrere: "dai, un cucchiaino ancora!", "uno per nonna, uno per zia..." perché è il bambino che decide quando dire "basta" - rispettiamolo! Se Anastasia dice: stop, non insistiamo mai. Lasciamo stare e aspettiamo che sarà lei a chiedere da mangiare. Così mi sento dire: "Mamma, cosa posso mangiare?", "Mamma, ho fame!", "Mamma voglio un pomodoro!". Ovviamente la accontento e lei mangia di gusto! 
  • non ricattare, non incutere paura: dicendogli che si ammalerà, che non crescerà, che la sorellina piangerà se non mangia tutto;
  • non avere troppe aspettative: prepariamoci, nel corso degli anni i gusti dei bambini cambiano! Anastasia fino a un mese fa mangiava tantissime banane, poi di punto in bianco non ne ha più volute. Ha cominciato a mangiare i kiwi. Mah! Non tocca gli spinaci ma adora i pomodori freschi. Ama la pasta e i legumi ma non tocca le zucchine e le melanzane. Bene, accontentiamoci e mettiamoci il cuore in pace, vivremo tutti meglio: non si può avere tutto subito e nemmeno pretendere troppo;
  • proporre sempre cibi che mangiano tutti: Se Anastasia (o Adele) non mangia una determinata cosa, non vuol dire che non gliela metterò sul piatto mai più. Offro sempre quello che preparo a tutti e se non lo mangia... Pazienza! Non voglio che passi il messaggio che certi cibi non sono per lei. Potrebbe farsi venire in mente strane idee, tra l'altro penso che prima o poi (forse) assaggerà;
  • non esagerare nel proporre alternative: al posto di una pietanza che il bambino rifiuta ne prepariamo un'altra, cercando di fargliela mangiare a tutti i costi. A casa nostra il pasto finisce con il rifiuto; chiamatemi pessima madre ma è successo che Anastasia sia andata a letto senza cena proprio perché non ha voluto mangiare... Ma la mattina dopo si faceva una mega colazione - e la mangiava di gran gusto!;
  • non far mangiare qualsiasi cosa pur di farlo mangiare; una busta di caramelle, un lecca-lecca, le patatine... Cosiddetto cibo-spazzatura o meglio il "non cibo" è un'ottimo modo per creare cattive abitudini alimentari. Certo, siamo del parere che una volta ogni tanto una scappata in un fast food non ha ucciso nessuno, ma quella di mangiare poco sano non deve diventare un'abitudine.
L'ultima cosa, importantissima: armarsi di pazienza, munirsi di asciugamani di carta o uno straccio per pulire il casino che i bambini di sicuro faranno nei primi mesi. Non bisogna riprendere il bambino (altrimenti all'inizio si fa solo quello), perché questa fase di giocare con il cibo e di buttarlo a terra è normale e fa parte del percorso di ogni bambino autosvezzante... ma passerà!:-))) Ricordiamoci che le abitudini dei bambini, sia quelle buone che quelle cattive, gliele diamo noi. Per cui l'importante è essere consapevoli, informati e convinti che la strada che stiamo facendo sia quella giusta; anche per quanto riguarda l'alimentazione. Ci vuole anche una dose di coerenza perché le situazioni dove si può inciampare ci sono tante, eccome!;-)))




9 commenti:

  1. L'ho letto anch'io questo libro insieme a tanti altri sull'alimentazione, ma ancora non ho trovato una soluzione con Tito...quasi quasi ti chiedo se ti va di prendere il mio posto durante i suoi pasti, che ne dici?! ;-)

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    1. Ciao Erika, come mai dici che non hai trovato una soluzione?
      Mi puoi dire qual è il problema? Magari prima di mandarmi qui il tuo piccolo vediamo se si può fare qualcosa a distanza? :-D
      Il libro di Gonzàlez non ti è stato d'aiuto? Io mi ricordo il tuo post sul libro, non l'hai trovato utile per te?

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    2. Il libro è molto utile e fatto molto bene ma mio figlio si rifiuta di assaggiare o di mangiare con altre persone se io non ci sono e io sono perennemente sul filo dell'esaurimento. Adesso sto leggendo Bambini, si mangia! sperando che prima o poi si sblocchi anche lui. Tu che faresti?

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    3. Quindi Erika il tuo figlio non è di quelli inappetenti ma fa lo “sciopero della fame” solo quando tu non ci sei?
      Sei tornata al lavoro? Probabilmente il tuo piccolo deve ritrovare il suo equilibrio che ha perso nel momento quando è cambiata la sua routine. E forse gli ci vuole del tempo. Ma il fatto che questa situazione ti rende agitata potrebbe ostacolare il ritorno alla normalità, perché probabile che il tuo figlio in questa tua agitazione e quello che n’è consegue trova delle attenzioni che un po’ gli mancano quando non ci sei. Non so se mi spiego…
      Come sai il problema non sono i bambini, ma tutto parte da noi grandi. Se tu sei agitata perché lui non mangia, lui sicuramente lo percepisce. Magari anche la persona con la quale sta quando tu sei assente cerca di fare di tutto per farlo mangiare... Ottenendo il risultato opposto.
      Ovviamente mi è difficile parlare di una situazione che conosco poco e non mi è del tutto chiara. Ma mi sembra che il “problema” di tuo figlio è passeggero visto che non mangia solo quando tu non ci sei, per cui quello che ci vuole è la pazienza.
      Cosa avrei fatto io? Siamo tutti diversi e ci sono tante soluzioni quante persone che le cercano e anche il nostro carattere gioca un ruolo importante. Se io fossi sicura che non è questione di salute e non ci sono problemi da quel punto di vista, probabilmente non avrei fatto nulla di quello che trovi nel mio “decalogo”. Penso che qualsiasi tipo di pressione sul bambino può essere dannoso, per cui escludo tutto e subito.
      Pensi che il tuo figlio si trova bene con la persona che lo accudisce quando non ci sei? Sono in sintonia? Se è così allora non è questione di poca fiducia dalla parte del tuo piccolo nei confronti della persona che sta con lui, ma - come dicevo prima - una sorta di “protesta” legata al fatto che tu non si sei. Che ne pensi Erika, è possibile?

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    4. E' possibile perchè è ostinato come un mulo e coi nonni ha sempre mangiato finchè non ho ricominciato a lavorare a tempo pieno. La routine è cambiata ma anche prima era difficile farlo mangiare non perchè inappetente ma perchè appunto ostinato nel non assaggiare niente. Gli altri pasti li fa tutti ma il pranzo lo salta proprio ormai e a cena vuole sempre le solite due cose...cambierà anche lui, ne sono convinta, io propongo sempre altri cibi senza forzarlo ma per ora li snobba! grazie per questa chiacchierata, sei un tesoro

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    5. Grazie a te, mi ha fatto piacere scambiare due parole con te!
      Vedrai che se lo lasci fare - appunto ti fidi di lui e non gli fai vedere (lo so, è facile a dirlo) che per te questione di cibo è così importante - lui pian piano comincerà ad assaggiare. I bambini cambiano! E ricordati sempre che finché c'è il cibo in tavola di fame non si muore;-)))
      Auguri:-))

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  2. sono finita sul tuo blog per caso incuriosita dal titolo dell'ultimo post. intanto complimenti. io sto vivendo un incubo nell'ultimo periodo con mia figlia di 4 anni: sta a tavola (a volte per modo di dire x' si alza mille volte) ore. per finire un piattino di pasta ci mette anche 2 ore. e non è per dire. proprio 2 ore. le ho provate tutte: urla, minacce, imboccare, buttare via tutto, non c'è speranza. premetto che non è questione di cibo. quello che ha nel piatto le piace. ma non so più come comportarmi

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    1. Ciao Mammamedico, benvenuta qui da me:-)))
      Grazie, mi fa piacere che apprezzi.
      Io non sono un'esperta e non voglio vestirmi nei panni di chi non sono, ma intanto l'unico consiglio che mi sento di darti è quello di aspettare... Sicuramente è una fase che passa, per cui non servono né minacce, né urla... Quelle sono sempre solo dannose, non costruttive. Se le piace mangiare prima o poi si sbrigherà...
      Se ti posso dare un consiglio pratico: prova a spiegarle, che dopo un tot di tempo (quando tutti gli altri hanno finito di mangiare insomma - mezz'ora, un'ora - il tempo che ci mettete per mangiare) il momento del pasto finisce. Quindi alla "scadenza" del tempo io chiederei: "Hai finito di mangiare?" (qui risposta: se è "sì" allora si mette via tutto. se è "no" le direi: "Allora finisci di mangiare e poi sparecchiamo". Dopo questo ultimo tentativo, se si alza di nuovo, il pasto è considerato concluso.
      Ma qui ci vuole costanza, altrimenti si crea confusione - e prima o poi dovrebbe sistemarsi tutto... Spero!:-)))

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  3. Approvo tutto e condivido tuttissimo quello che scrivi. :)
    La pazienza, quella magica compagna che non dovrebbe mai mancare accanto ad una mamma...ma che, ahimé, talvolta si allontana e ci lascia la mano...
    Conosci Attilio ed Elena e li hai visti alle prese col cibo: curiosi, golosi, liberi, pasticcioni. Ma non sempre è facile. A volte io sono troppo severa a tavola, con me stessa e con loro. Pretendo troppo e me ne rendo conto (è già qualcosa, no?!). Mi riferisco soprattutto alle sane abitudini di cominciare sempre i pasti con verdura cruda, di limitare i lievitati, di escludere lo zucchero, di evitare i cibi confezionati. Ci sono momenti in cui mi rendo conto di essere troppo intransigente...è Marco per lo più che me lo fa notare! :) L'elasticità e la leggerezza sono di fondamentale importanza...almeno quanto la pazienza!
    Verissimo è che il buon esempio costante e coerente da parte dei genitori vale più di mille parole o richieste o suppliche. Attilio, per esempio, non amava l'insalata. Da piccolo mangiava solo carote e pomodori crudi. Noi cominciamo sempre pranzo e cena con insalatone miste e ne abbiamo sempre offerte anche a lui...che ha sempre risposto di no. Poi, un bel giorno, ha risposto sì. E da quel giorno ha cominciato a mangiarne anche dei bei piattoni, ma solo quando ne ha voglia. Ci sono settimane che ne mangia a montagne e settimane che non ne vuole. Noi continuiamo ad offrire ad accogliere la sua risposta. Certi che sappia interpretare molto meglio di noi le esigenze del suo organismo e i suoi gusti e voglie. :) Ci sono fasi di amore-odio di alcuni alimenti che vanno e vengono. Detestava i ceci e ora ne è un fan; non gli sono mai piaciuti i cetrioli, ma adora le zucchine; mangerebbe mele, pesche e melone tutto l'anno, ma non parlategli di avocado. Non ama i gusti troppo dolci, ma di pane e pizza ne mangerebbe in continuazione. Sa dire no quando è sazio e capita che salti dei pasti, così come sua sorella, perché non ha fame o voglia di mangiare. Noi li lasciamo fare...
    Vorrei suggerire anche 'idea di far maneggiare il cibo ai bambini, magari coinvolgendoli nella preparazione di semplici piatti: di solito questo suscita curiosità per l'assaggio di nuovi alimenti.
    Un abbraccio, cara Aga. E' sempre un grandissimo piacere leggerti e passare in questo tuo bello e luminoso blog. :*

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