lunedì 20 luglio 2015

La signora ficcanaso


Me ne sto comoda, con gli occhi chiusi e la mente che fa voli lontani. Mani sconosciute massaggiano la mia testa, rulli della poltrona - anche quelli sconosciuti - tentano di massaggiare la mia schiena. Mi sto rilassando; il rumore di un phon, lo scorrere dell'acqua, musica soft che proviene dalla radio - non mi capita spesso di non sentire le voci dalle mie piccole per più di un'ora di fila.

E comunque poco prima sono passate con il papà, lì dalla parrucchiera, per vedere cosa combino; io, con un mega turbante in testa fatto di capelli e di colore senza ammoniaca - il tutto tenuto con una grande pinza, cercavo di farmi riconoscere da Adele che continuava a guardarmi perplessa. Senza riuscire a convincere mia figlia che io sono io, rimango con i miei pensieri e con i miei capelli a forma di guscio di lumaca.

Mentre le mani della parrucchiera continuano a messaggiare la mia cute senza pietà, il mio dolce far niente viene interrotto da un improvviso grido:
"Aaaaaaaaaaaaaaaaaa...! Aaaaaaaaaa...!"
Le mani della parrucchiera sono come i tentacoli di un polpo: tengono la mia testa a posto suo, altrimenti avrei fatto un bel salto sulla mia poltrona massaggiatrice. Cavoli, cosa sta succedendo?

Ecco che di corsa entra la figlia (a occhio cinquenne) di una delle clienti che in attesa della mamma stava giocando fuori con il suo fratellino minore. Il lamento e le mani chiuse in pugni che strizzano gli occhi fanno dedurre che la bimba si è fatta male. Corre verso la madre che preoccupata chiede cosa le fosse successo: è caduta dal marciapiede. Lancio una veloce occhiata verso la bambina che ora sta seduta sulla poltrona vicino a me; il ginocchio è sbucciato, decorato da una macchia rossa a forma di mela. Certo, sicuramente brucia. C'è un po' di movimento intorno; le parrucchiere chiedono come aiutare, la mamma consola la figlia. E noi, le signore abbandonate dalle parrucchiere sulle nostre poltrone - ci scambiano sguardi di compassione. La bimba non smette di piangere.

Mancava solo lei: ecco che arriva la signora ficcanaso di turno e con leggerezza fa il punto della situazione:
"Ma daaaaaiiii, non è successo nulla!"
Mi agito subito: cosa? Ma come "non è successo nulla?!??"... Certo, non è finita sotto una macchina, non si è rotta una gamba o un braccio, ma si è fatta male! La bambina, ovviamente, la ignora e continua a piangere. Ma l'anziana signora non si arrende:
"Ma sei grande ormai, non piangere!"

Eccola che insiste. E io penso...
Io sono "grande" e quando mi faccio male (come minimo) dalla mia bocca esce una compilation di parolacce, nessuno mi dice di smettere, anzi... Anche se non è uno dei modi più decorosi per esprimersi, di solito negli altri trovo comprensione e tolleranza. Nessuno mi dice di smettere.
Sì, perché noi grandi ci facciamo male, invece i bambini fanno finta.
Perché noi possiamo dire la nostra e loro devono stare zitti.
Noi possiamo dire le parolacce, i bambini non devono piangere.

Ma cosa c'è di male nel pianto quando c'è un motivo per piangere? Comunicare dolore attraverso un pianto è una cosa naturale, soprattutto all'età della bambina! Perché questa voglia di farla smettere e di farla diventare "grande"? Che problema hanno le signore ficcanaso?

Per la signora ficcanaso la bambina sbaglia; non deve piangere e sarebbe ideale se si tappasse la bocca per sopprimere ogni forma di emozione.
Ma tanto lei, la piccola, nonostante le insistenze della signora, è andata per la sua strada fatta di lacrime. Fatto questo percorso come giusto che sia, una volta messo un bel cerotto colorato è passata la paura e il dolore.

Forse anch'io nel mio passato ho incontrato una signora ficcanaso che mi ha incitato a smettere di piangere, dicendo che "non è successo niente"? E forse da quel momento ho smesso di piangere e ho cominciato a dire le parolacce?
A casa mia, se le bambine si fanno male in modo non serio, dopo una fila di baci nel posto incriminato (qualsiasi parte del corpo sia), parte la battuta che ormai è un must in queste situazioni: "Daaai, non è grave. Tra poco passa!";-)))
Non so se è giusto. Ma non incito a smettere di piangere, non cerco di sminuire l'importanza dell'accaduto, cerco di rispettare i loro sentimenti; sto vicina, consolo, massaggio, bacio, abbraccio. Lascio sfogare. Non so se in futuro, quando si faranno male diranno le parolacce come la loro mamma, ma forse impareranno che piangere non è sinonimo di debolezza e non è vero niente che "non è successo niente".
E spero che non incontreranno mai la signora ficcanaso.
;-))

foto: Grayerbaby/morgueFile

9 commenti:

  1. Secondo me è diventato un modo di fare, credo, ma non per sminuire il dolore o perchè non crediamo che si sono fatti male ma è un modo, magari sbagliato, per non fare diventare più grave di quel che è in realtà...........
    A volte anche a me capita di dirlo ai miei figli ma solo perchè cerco di fargli passare più in fretta dalla testa il 'brutto' della situazione e farli pensare a qualcosa di positivo.......
    Ormai riconosco il pianto sia se è un dolore 'leggero' sia se è 'più grave' e mi regolo di conseguenza.
    Io dico che ho il 'bacino magico' ma spesso Gabriele, il piccolo, dice che non funziona ^___^ poi altra soluzione 'magica' sono i cerotti.... Avrò consumato centinaia di cerotti di tutte le forme, di tutti i colori e di tutte le marche e il fatto di non vedere il graffio alleviava in qualche modo il dolore........
    Sono frasi che si dicono dalla notte dei tempi e di signore ficcanaso ce ne saranno sempre!!!!
    Buona giornata!!!! =DD
    Kisssssssssssssssssssssssssss

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    1. Ciao Betta,
      infatti "non è successo niente" è proprio un modo di dire. Ma spesso non è vero perché se ad esempio un bambino cade e si fa male (come la bambina nel racconto) è già successo qualcosa;-)))

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  2. Io faccio come te, lo lascio piangere (anche perché secondo me le lacrime sono una valvola di sfogo utile e le emozioni vanno esternate, salvo cadi particolari, mentre tenersi tutto dentro fa male!!!) ma al contempo cerco di fargli capire che non è nulla di grave, che passerà e presto rimarrà solo il ricordo è un po' di attenzione in più, se è dipeso da qualche manovra spericolata!!!

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    1. A nessuno piace vedere proprio bambino piacere, ma le lacrime servono - proprio come dici tu - per sfogare dolore o rabbia.

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  3. Ah ah la signora ficcanaso! Purtroppo credo sia dappertutto...
    Secondo me fai bene a fare come fai. Anche io di fronte a un pianto non minimizzo e lascio sfogare, cercando di calmare e fare "vedere" la soluzione. Nel caso di una caduta ad esempio, acqua, cerotto, ghiaccio, e ovviamente bacio magico :-)

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  4. Parole sante!
    Se Polpetta si fa male, innanzitutto cerco di capire quanto sia grave, cérco di trasmettergli calma e sicurezza (anche se talvolta sono più agitata di lui), lo rassicuro e mi prendo cura di lui, gli do un sacco di baci e coccole e gli dico che capisco che abbia male, ma che tra un po' passerà. Nel frattempo me lo spupazzo.
    La soglia del dolore è così soggettiva, che nessuno ha diritto di giudicare il dolore degli altri!

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  5. Ciao! Ho nominato questo post nel mio Top of the post della settimana scorsa! :)

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