sabato 24 ottobre 2015

Una bambina molto arrabbiata


Oggi è una bambina molto tranquilla, lo notano tutti quelli che la incontrano e ci passano un po' di tempo; piuttosto silenziosa, se ne va in giro per i fatti suoi, esplora gli spazi senza accettare aiuto dagli altri a meno che non valuti lei stessa che è necessario. Ha un'indole pacifica e piuttosto riservata, combinata ad un corpo minuscolo ed esile. Pochi sorrisi ai quali per accedervi ci vuole un po' di gentile insistenza, non evita la compagnia e sta molto volentieri con gli altri, sempre un po' in disparte come se non volesse dare nell'occhio.

Eppure, c'era un periodo in cui questa bambina era molto arrabbiata con il mondo. Non per sua scelta, ovvio. Se fosse stato per lei, sarebbe stata cuccia cuccia vicino alla mamma per tutto il tempo. Invece è stato violato il suo diritto alla serenità, in modo improvviso e prepotente. Dal caldo del lettone e dagli abbracci dei genitori è passata alle mani sconosciute che la toccavano troppo spesso e a volte le facevano male. Dalla luce soffusa e avvolgente della sua casa è stata catapultata sotto le fredde e abbaglianti luci di un ospedale. La serenità di una famiglia qualsiasi è stata scambiata con continui rumori di sottofondo più o meno intensi, pianti di bambini e suoni di monitor con tre righe colorate che disturbano senza sosta i sonni già leggeri... Ma gli si perdona tutto perché sorvegliano e tengono d'occhio i parametri vitali dei loro piccoli pazienti.
Lei non capiva che non era come gli altri neonati, quelli sani. Senza averlo scelto faceva parte di un'altra categoria. Non poteva sapere che per raggiungere la tranquillità di una vita serena e soprattutto sana, era destinata a soffrire. Chi glielo poteva spiegare e con quali parole? Lei desiderava solo la tranquillità e non gliene importava nulla di tutto il resto. Esprimeva la sua voglia selvaggia di serenità con un pianto a pieni polmoni, con urla che comunicavano la speranza che se qualcuno l'avesse sentita, l'avrebbe ascoltata e anche lasciata in pace.
Io mi sono immaginata cosa poteva passarle per la testa: avrà rimpianto la sua vita nella pancia ormai finita, e chissà, sarà rimasta delusa da questa entrata così dolorosa in questo mondo nuovo. Avrà pensato che se la vita è così è proprio una schifezza...
La mia piccola Adele.

Qualche mese fa abbiamo ricevuto le sue cartelle cliniche: due grandi volumi pieni di righe cariche di emozioni. Dal diario delle infermiere ho letto frasi che mi hanno colpito e mi hanno fatto riflettere:
"Bimba facilmente irritabile". "Bimba molto agitata". "Presenta pianto inconsolabile".
"Pianto inconsolabile quando è nel lettino ma tranquilla se attaccata al seno della mamma".
"La bimba resta attaccata per molto tempo al seno".
"Bimba sempre piuttosto irrequieta che si calma solo in braccio alla mamma".
"Bimba irrequieta, ha riposato solo in braccio alla mamma".
"È stata sveglia tutta la notte attaccata al seno".
"Ha dormito tutta la notte in braccio alla mamma".

Io non ho potuto salvarla dal dolore e dalla sofferenza perché questa era la sua salvezza. Non ho potuto evitarlo e ho sofferto insieme a lei, accompagnandola nella sua prima difficile esperienza di vita (e anche per me era la prima volta...). Ho cercato di farlo nel migliore dei modi, accogliendo le sua richiesta di aiuto ogni volta che ho potuto: lei desiderava solo stare tranquilla e io, nel mio piccolo, ho fatto di tutto per farla sentire meglio. Ciò che ho letto mi ha confermato che questa bambina tanto arrabbiata aveva solo bisogno di tranquillità per calmarsi. Ma non tutti lo capivano...

Abbiamo deciso per lei, noi grandi. Abbiamo deciso che era necessario farla soffrire, perché lo era davvero, perché è grazie a questi momenti di rabbia e di dolore che potrà crescere e diventare grande. Un giorno capirà... Ciò che ha vissuto avrà lasciato un segno profondo nel suo cuore, ma quando scoprirà il valore e il significato della sofferenza che ha vissuto ci perdonerà tutto. Comprenderà e apprezzerà il lavoro delle mani preziose e uniche che le hanno sistemato quel cuore, che una volta era così arrabbiato e tanto severo con gli altri.

7 commenti:

  1. Essere genitori è un compito molto difficile. Dover prendere decisioni fondamentali per la vita delle persone che più amiamo al mondo mette a nudo tutte le nostre fragilità. Non esiste al mondo una pena peggiore del veder soffrire i nostri figli... ti sono vicina, vedrai che quando la tua piccola Adele sara grande, comprenderà e sarà grata del tuo valore come madre. Un bacio ad entrambe le tue pupe!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Luisa:-)))
      è proprio così, la sofferenza di chi più ami al mondo è la cosa peggiore per una mamma...
      Adele è una bimba fortunata perché nonostante tutto ha avuto la possibilità di guarire completamente.
      Un bacio!

      Elimina
  2. Sei una mamma splendida e attenta Agnieszka, il tuo post mi ha commosso e fatto pensare tanto. Ci capita di essere impotenti di fronte alla sofferenza dei nostri bambini e non sappiamIo vi aspetto sempre, lo sapete vero? È una merceria splendida e la mia amica è bravissima, andate a vedere le sue creazioni!!!o come come affrontarla. Nel tuo caso penso che l'amore e la pazienza siano le cure migliori e quando scrivi che un giorno lei capirà, ne sono convinta anche io. Capirà di avere una madre premurosa e affettuosa che le ha donato tutto. Vi abbraccio tutti, Valeria

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Valeria:-))
      I tuoi commenti sono sempre graditissimi, sei così dolce!
      Grazie!:-*

      Elimina
  3. Sei proprio una donna e una mamma speciale! :*
    Le tue bimbe sono molto fortunate, e sono sicura che lo sanno già!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Cinzia:-)))
      Ti ringrazio... Ovviamente non posso che dire che è la situazione nella quale mi sono trovata mi fa sembrare più speciale. Ma so che tutte le altre mamme sono così e anche loro se fossero al posto mio avrebbero fatto tutto il necessario. Un bacio! :-*

      Elimina
  4. Avete passato momenti davvero delicati e difficili, che avete affrontato tutti voi con forza. Lo si capisce dal risultato e da ciò che racconti. La tua piccola aveva tutti i motivi di essere arrabbiata e anche di cercare rifugio nella sua mamma. Chi non lo ha capito, non aveva la tua sensibilità o forse non era madre. Certo che capirà e perdonerà, anzi, non c'è nulla da perdonare!

    RispondiElimina

È bello vederti qui! Se ti va, lascia un commento! Se sei un "Anonimo", lascia la tua firma. Grazie!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Non perderti nessun post! MAMMAger by Email!