venerdì 20 novembre 2015

Non è un posto per vecchi



Ci sono momenti in cui lascio perdere tutto e divento la mamma chioccia. Non sono più la mamma-organizzatrice (il che, poi, non mi viene neanche bene) e nemmeno la mamma-educatrice. Per un po' non esiste nessuna lista della spesa, né il solito problema di cosa preparare per cena, non penso su quale tema scrivere il prossimo post nel blog o quando trovare il tempo per pulire i vetri delle finestre. Sono una mamma senza pensieri ed esisto solo per le mie figlie. Mi divido e mi moltiplico per loro, cercando di distribuire baci e carezze in modo equo. Facciamo discorsi semplici, scambiamo paroline dolci e facciamo una gara a chi vuole più bene a chi.
Ed ecco che qualche giorno fa un discorso frivolo si è trasformato in un discorso serio, probabilmente il primo nella mia vita di mamma.
Ce ne stavamo sedute, io su una sedia e Anastasia sopra le mie ginocchia, ci abbracciavamo e sembrava che ognuno godesse a modo suo di questo momento solo per il fatto di stare vicine. Nella mia testa il tempo si era fermato in quest'attimo di tranquillità e pace. Per un momento ho desiderato di fermare il tempo, avrei voluto appropriarmi di questa creatura che emana continuamente energie positive. Sarebbe stato bello rimanere così per tutta la vita, con quelle piccole e morbide braccia che mi avvolgevano, e la testolina che si appoggiava alla mia spalla. Stavo così bene!

Così, con un sorriso malinconico ho "rimproverato" mia figlia:
"Ma perché cresci così in fretta? Tra poco non riuscirò più a tenerti sulle ginocchia!"
Lei mi ha guardato e ha sorriso, nulla faceva presumere in quale direzione - parola dopo parola - si sarebbe spostato il discorso.
"Io non voglio crescere. Voglio rimanere piccola, piccola". 
Ha fatto un tuffo nel mio maglione. Stavamo così bene!
Ho sorriso, perché mi era tornato in mente "Il tamburo di latta" di Günter Grass, dove il protagonista, un bambino di nome Oskar, vuole opporsi alla realtà marcia del mondo degli adulti e decide di non crescere più, di rimanere piccolo per sempre. Così, all'età di 3 anni smette di crescere. È un bambino considerato strano, ma senz'altro dotato di un'intelligenza fuori dal comune.
Sono sicura che la decisione di Anastasia di rimanere piccola fosse guidata da motivi diversi da quelli di Oskar; penso che le sarebbe piaciuto rimanere il pulcino della sua mamma chioccia com'è adesso, semplicemente.

Ma la vita non è un libro. Non avrei voluto, ma ho approfittato per spiegarle come stanno le cose:
"Tu cresci e diventerai sempre più grande, io diventerò più piccola e più vecchia... Come la nonna!"
Ha fatto un salto in segno di eccitazione: "E papà sarà come babbo Natale!"
Questa associazione di personaggi mi ha fatto sorridere. All'improvviso, come un coniglietto che fa il salto fuori dal cappello del mago, è uscito fuori un discorso serio. Anastasia è diventata triste, sul labbro è comparsa una smorfia che preannunciava le lacrime. Infatti i suoi occhi hanno cominciato a farsi lucidi:
"Io non voglio che diventi vecchia, mamma!"
Ho visto che stava pensando intensamente e mi sarebbe piaciuto stare dentro la sua testa per capire i suoi pensieri. Cosa impossibile. Dopo un attimo ha chiesto preoccupata:
"Allora noi come faremo? Io e Adele... Andremo in vacanza da sole?"

Il pensiero della vecchiaia l'ha turbata e questo mi ha fatto tenerezza, non mi aspettavo di dover affrontare questo discorso in quel momento, il primo di quelli più seri e più difficili. Le ho spiegato che diventare vecchi non è così immediato, che deve passare molto tempo prima che io diventi come la nonna, e che ci sarò sempre per lei e per Adelina (come la chiama la sorella). Non so quanto avrà capito delle mie parole, considerando che quello del tempo è per lei ancora un concetto astratto; ma si è rasserenata e tranquillizzata.
Non le ho detto tutta la verità. Non le ho detto che la vecchiaia fa paura anche a me e che anche io vorrei rimanere così come sono ora. E che esserci per loro, per sempre, non sarà possibile. Un giorno ne riparleremo, forse. Intanto dovrò abituarmi all'idea di imbattermi più spesso in questi temi difficili, perché la curiosità verso i segreti della vita cresce insieme ai bambini.

Voi, avete già affrontato qualche discorso "difficile"? Come ve la siete cavata, vi va di raccontarmi?:-)

4 commenti:

  1. È capitato anche a me con la mia piccola, più riflessiva del maschietto anche se lui è più grande di età. Lui ha già le sue risposte, quelle che vuole lui ovviamente ma lei, mi guarda con quegli occhioni tristi e mi domanda: e noi da soli come faremo se tu muori? Aaaah, tuffo al cuore! Ma con calma ho spiegato che ci sarò ancora per molto tempo... Che bambini stupendi abbiamo!!! Un bacio Agnieszka!

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    1. Shhhhh, già. Certe domande e certe situazioni capitano quando meno te lo aspetti e ci trovano impreparati...

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  2. Con il nano e' già successo, solo che lui mi ha detto che diventando vecchia sarei morta! Non è affatto facile affrontare questi temi, davvero, anche perché ho sempre il timore di angosciarlo ma nello stesso tempo non voglio mentirgli.

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    1. Anastasia conosce la parola "morte", qualche volta dice che qualcuno o qualche animale è morto, ma io credo che non abbia ancora capito cosa significhi. Anzi, ne sono sicura.
      Qualche giorno fa, durante una passeggiata, ho voluto approfittare e allacciare il discorso ad una frase che mi ha detto che riguardava la morte. Ho cominciato a parlare delle anime che vanno nel cielo a fare compagnia agli angioletti ma dopo un attimo mi sono accorta che non mi stava ascoltando...
      E va bene, ne riparleremo!:-D

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